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Dopo più di 6 mesi di assenza su questi schermi abbiamo deciso di rinnovarci... si lo sappiamo...era ora, ma per tutte i "grandi eventi", ci vuole tempo e tanto impegno! ;)  
I banners con il punto interrogativo e/o i numeri che indicavano il countdown, che si sono visti negli ultimi giorni in rete preludevano proprio a questa novità: un format completamente nuovo!  
In primis,  tutti potranno partecipare, si avete capito bene, proprio tutti, anche voi che state leggendo! Ogni mese daremo un argomento su cui lavorare, e ognuno potrà partecipare con quante ricette vuole e per qualsiasi regione d'Italia.  Se siete Veneti, però avete la nonna o un'amica siciliana che vi ha donato una ricetta del suo territorio, potete cucinarla, postarla sul vostro blog e partecipare all'iniziativa, l'importante è indicare a quale regione appartiene il piatto.  
Poche sono le regole di partecipazione:                                                     
1. La ricetta e la foto possono devono essere pubblicate sul vostro sito o blog dal 2 al 26 febbraio, ma sono ammesse anche ricette comparse in precedenza e ripubblicate. 
2. La ricetta e la foto devono essere di vostra proprietà

3. Fate un commento nella pagina dell'Evento #VerdureInvernali, con la fotografia del piatto realizzato e con il link alla ricetta nel blog, se non foste iscritti a facebook potete lasciare un commento nel blog L'Italia nel piatto.  
4. Quando pubblicate sui social non dimenticate l' hashtag #VerdureInvernali.  
5. Sono ammesse leggere variazioni alla ricetta originale Il 2 del mese successivo, quando sveleremo il nuovo argomento, proclameremo il vincitore. ... e sì, perchè ci sarà un vincitore, e sarò quello che a nostro giudizio avrà interpretato meglio il piatto,  avrà descritto le diverse fasi in modo accurato e illustrato il post con foto degne di nota,.  Il premio sarà pubblicare sui vari social il link della ricetta vincitrice, la foto verrà postata sulla nostra pagina e fissata in alto e poi coccoleremo il vincitore con tante sorprese, per tutta la durata del mese. Vi aspettiamo, non mancate!!!!
Le zuppe e minestre proposto da  Vittoria Traversa dal blog La Cucina Piccolina  mi ha fatto rievocare vecchi ricordi trascorsi in compagnia di chi mi ha trasmesso le vere e antiche tradizioni culinarie popolari. L''Mtchallange n°53 duemilasedici inizia con un tema adatto al periodo dove sarà interessante scoprire ricette variegate in base alla territorialità. La mia proposta è caduta sullo 'mbastuocchio broccoli di rapa ( friarielli ) e fagioli. 
Oggi ci hanno abituato ad associare i friarielli sempre e comunque alla salsiccia, anche se è l'abbinamento più usato  per panini, pizze e calzoni. Qualche secolo fa non era proprio così.....
Lo stesso prodotto ha nomi diversi da paese a paese. A Marcianise (il mio paese) ha sempre avuto il nome di broccoli di rapa, anche se noto il cambiamento della nuova generazione a chiamarli con il nome più napoletano friariello. O' mbastuocchio è una zuppa di pane raffermo, verdura e fagioli, che cucinati insieme ne fanno un piatto unico nel suo genere. E'  il classico piatto del riciclo, di una cucina povera e contadina. L'evoluzione ci ha portati a dimenticare queste tradizioni.
..................................Su una fornace c'era un tegame che aveva l'aria di contenere già qualcosa di avviato per il pranzo perciò Maddalena si permise :
-Perché volete preparare i maccheroni ? Mi fate sentire un ospite estranea .Cosa stavate cucinando per voi?
Angelina arrossì e:
-Avevo dei fagioli avanzati da ieri avevo pensato di bollire dei broccoli di rapa e metterceli dentro ma non so se a voi piacciono.
- Se mi piacciono ? Non li mangio da quando andava a casa di mia zia . Lui don Vincenzo, mangia fagioli con la pasta, con il riso, con le scarole, ma con le rape no, neanche l'odore vuole sentire.
Angelina si sentì confortata ma le dispiaceva offrire un cibo così modesto e comune ad una persona che si fermava alla sua tavola per la prima volta................
Un racconto prelevato da un romanzo che descrive i ricordi di un tempo vissuto dove il valore del cibo era sacro
Ingredienti
150 g di fagioli 
180 g di broccoli di rapa 
160 g di Pane raffermo tagliato a dadini
Aglio
Peperoncino
Olio Extra vergine di Oliva o Sugna
Sale
Procedimento:
Il procedimento inizia con la cottura dei fagioli, rigorosamente nel "Pignatiello". Una cottura antica che ancora oggi nelle nostre zone viene preferita a quelle più moderne e innovative. Il pignatiello è una pentola di creta, simile ad una giara a coppo, dove intorno al collo vi sono due manici per la presa. Mettere a bagno i fagioli  12 ore prima della cottura. Cuocere i fagioli nel pignatello di terracotta avvicinandolo ai carboni del del camino per 2-3 ore, facendo attenzione di aggiungere acqua calda quando essa evapora. Scuotere ogni tanto il Pignatiello prendendolo con il manico in modo che i fagioli cambiano posizione per una cottura uniforme. 
I broccoli di rapa invece vengono buttati in acqua bollente per tre  minuti conservando due mestoli di acqua di cottura.  In un tegame abbastanza capiente  fate rosolare olio extra vergine di oliva (o strutto), aglio e peperoncino. Appena l'aglio si imbiondisce aggiungete i fagioli facendoli insaporire nel soffritto; subito dopo aggiungere i due mestoli di acqua di cottura conservati, i  broccoli di rapa e portare a bollore.

Aggiustare di sale e mettere il pane raffermo tagliato a fungo. Fare asciugare tutta l'acqua e mantecare poi per altri due minuti.Fare riposare 2-3 minuti e volendo aggiungere un filo di Olio extra vergine.
Con questa ricetta partecipo alla sfida n° 53 dell'Mtchallange

Ci sono dei piatti che ti rimangono impressi nella mente, non solo per il gusto verace, ma per la condivisione del momento fatta insieme ad amici sinceri e leali. La provincia di Viterbo è ricca di eccellenze agro alimentari, oggi vi voglio segnalare l'Azienda agricola La Lumaca di Caporali Giuseppe di Cellere (VT). Allevamento all'aperto a ciclo biologico completo. L'impianto è suddiviso in vari recinti , realizzato con apposita rete atossico, dotata di una balza che evita la fuoriuscita delle lumache. Il ciclo di allevamento inizia con la lavorazione del terreno, la semina di ortaggi e verdure per alimentare le lumache. Nel mese di marzo vengono inseriti i riproduttori per l'accoppiamento. Non vengono utilizzati per questo allevamento concimi o altri agenti chimici che alterano la qualità della lumaca. Piatto realizzato con ingredienti di altissima qualità, lumache allevate a ciclo biologico, salsiccia di Cellere. funghi porcini raccolti sempre dal mitico Pinuccio. 
Ingredienti:
500 g Calamarata
200 g Lumache 
150 Salsiccia
120 g Funghi Porcini
Olio extra Vergine di Oliva
Prezzemolo
Sale
Procedimento:
Prima operazione e quella di precuocere le lumache. Assicurarsi dal venditore che le lumache sono già purgate, altrimenti farle digiunare 5-6 giorni  in un secchio coperto da tenere in cantina. Questo tempo permette di eliminare i residui di erbe con cattivo sapore che hanno mangiato. Dopodichè le lumache vanno lavate con acqua e il 20% di aceto ripetutamente per eliminare la bava. Vanno messe poi sul fuoco in acqua fredda; quando l'acqua si scalda le lumache escono dal guscio fino poi a morire. Fate bollire per 7-10 minuti, scolate e lasciarle raffreddare. Dopo di ciò estrarre la lumaca dal guscio ed eliminare la parte finale (intestino). Pulite i funghi porcini, strofinateli delicatamente con un telo bagnato; tagliare i funghi a fette piuttosto grandi. In un tegame con l'olio extra vergine di oliva, fate soffriggere a fuoco lentissimo l'aglio schiacciato; poi aggiungere i funghi porcini, la salsiccia fresca sminuzzata e le lumache private del loro guscio. Lasciate cuocere a fuoco moderato per 7-10 minuti, bagnando se necessario con poco acqua. Lessate la calamarata in abbondante acqua salata, scolatela  al dente e saltatela nel sugo di porcini, lumache e salsiccia e poco parmigiano. Fate riposare la pasta per circa 2 minuti. Impiattate e gusterete un abbinamento di terra davvero fantastico.




La cucina italiana ha un patrimonio unico al mondo, frutto di almeno due millenni di storia. Ogni piatto della nostra tradizione culinaria, si fonda su ingredienti tipici del territorio accompagnata da una preparazione semplice. L'amatriciana rispecchia appieno questo binomio vincente. Pasto di una cucina occasionale numerosissimi pastori di amatrice consumava durante la transumanza delle pecore. In queste lunghissime traversate era loro consuetudine portare nei loro zaini pezzi di pecorino, sacchetti di pepe nero, pasta essiccata guanciale e strutto. Nasce bianca, ma nel corso degli anni subisce una piccola rivisitazione, l'aggiunta del pomodoro.
Ingredienti:
400 Bucatini
170 Guanciale
240 Pomodoro san Marzano
un cucchiaio di strutto
pecorino
sale
Procedimento:
Tagliate a listarelle il guanciale e fatelo rosolare in una padella di ferro con un cucchiaio di sugna. Appena risulterà dorato e croccante versate il vino bianco e fatelo evaporare a fuoco vivace, quindi sgocciolatelo e mettetelo in un recipiente a parte. Nel grasso rimasto nella padella versate i pomodori San Marzano, salate e cuocere per 7-10 minuti. A cottura ultimata, versate il guanciale messo da parte nel sugo.Fate cuocere i bucatini in abbondante acqua salata, scolate la pasta al dente e saltatela nel sugo all'amatriciana. Fate riposare la pasta per circa 2 minuti. Impiattate e aggiungete il pecorino grattugiato.

La prima uscita del 2016 è dedicata alla rubrica dell' Italia nel piatto con uno street food d'eccellenza della cucina napoletana, gli scagliuozzi di farenella napoletena. Il tema scelto per questa uscita è l'utilizzo di farine speciali nella tradizione culinaria della propria regione. In estate siamo stati invitati da una Napoletana Doc, Rita, dove oltre a le tante specialità della tradizione della cucina napoletana, ci ha preparati gli scagliuozzi di farinella. Un vera bontà per il palato !!!! Rita ci spiegava che questo è il piatto più povero della cucina napoletana. Nel tempo delle guerre mondiali, la farina di mais veniva prelevato dalle mangiatoie delle galline per preparare gli scagliuozzi.
Ingredienti:
125 g  di farina di mais
500 ml di acqua 
sale
pepe
olio per friggere 
formaggio pecorino 
Procedimento: 
In una pentola capiente ho portato a bollore l'acqua con il sale e  ho versato a pioggia la farina di mais. Ho fatto cuocere per 6-7 minuti mescolando il composto con un cucchiaio di legno. Durante cottura ho aggiunto il pepe. Ho versato la polenta sulla carta da forno ad uno spessore di circa un centimetro e ho aggiunto i pezzettini formaggio pecorino facendoli affondare nello strato di polenta. Ho lascito raffreddare completamente affinchè non si compatti bene.Ho tagliato la polenta in quadrati da cui poi ho ricavato i triangolini che ho fritto in abbondante olio, facendo dorare gli scagliuozzi entrambi i lati. L'ho scolati su una carte assorbente e  li ho serviti ben caldi.
Quali farine speciali avranno utilizzato le altre regioni d'Italia per preparare i piatti della tradizione!
Piemonte Pulenta e lat buij 
Liguria:    Focaccia di granoturco (fugassa  de granon)    
Lombardia: La ricetta originale del Pizzocchero di Teglio®
Friuli Venezia Giulia: Blave di Mortean 
Emilia-Romagna: Le cantarelle 
Toscana: Polenta al cavolo nero 
Umbria: Impastoiata
Marche Tacconi di fave 
Lazio Gnocchi di segale 
Campania Scagliuozzi di farenella napoletana  
Calabria Zippuli cu farina 'e ciciari 
Puglia: Le sgagliozze baresi 
Sardegna  TRUTA A MAZZ'E MENDULA Torta di mandorle o Trutta de sposus ( torta degli sposi ) 
Il cuoco di oggi si trova in grave difficoltà nel rappresentare la propria identità e la propria idea di cucina. Il motivo va ricercato nel suo  DIo; la voglia di emergere e dare l'impronta alla propria idea sta ridicolizzando l'intero settore. In questo discorso non includiamo i blogger altrimenti non finiremo più il discorso. Io ho fatto, io ho inventato, questa ricetta è mia, la mia matriciana, la carbonara ai carciofi, il cacio e pepe vegano, gli spaghetti alle vongole perfetto, la ricetta originale di......., potremmo scrivere un papelo di piatti tradizionali storpiati solo per dare un impronta personale.
In tutto questo parapiglia, mai avrei immaginato che la mente umana avesse osato colorare  i cibi di nero usando il carbone vegetale.
Esso non dobbiamo dimenticare che viene usato in caso di diarrea e flatulenza connessa alla diarrea, impiegato anche nell'avvelenamento per contrastare l'assorbimento della sostanza ingerita.
Pane, pasta, biscotti, pizze e addirittura la mozzarella di bufala, tutti alimenti colorati di nero  il tutto glorificato e acclamato come una toccasana per la salute, il digestivo o l'antidiarrea incorporato nell'alimento.
In America l'uso alimentare del carbone alimentare vegetale, a causa della sua potenzialità cancerogena è vietata. Non si può escludere la presenza di benzopirene ed altri idrocarburi altamente nocivi. Il carbone vegetale una volta arrivato nello stomaco, lega a se, i veleni ma anche  i nutrienti e i farmaci assunti.
Per questo motivo il carbone vegetale va assunto lontano dai pasti e dall'assunzione di medicinale. Qui sta tutta l'incongruenza a metterlo nell'alimento.
In ultimo vorrei aggiungere il divieto nella tab2, del Reg UE n° 1129/2011 che NON consente l'utilizzo di nessun colorante in : Pane e prodotto simili, ma non solo, ma in nessun ingrediente utilizzato per preparare il suddetto prodotto: Acqua, farina, sale, malto, zucchero, miele, burro, e latte. Si potrebbe configurare la violazione dell' art. 50 del CP
Pasta fresca al Nero di Seppia 
100 gr Farina 00
100 gr Farina di Grano Duro Rimacinata
Acqua
Nero di Seppia
1 Uovo 
Procedimento la Pasta 
Sulla spianatoia mettere la farina, al centro mettere l'uovo, un pizzico di sale e iniziare a impastare. Man mano che impastavo  ho aggiunto  l’acqua fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea, ho aggiunto poca acqua alla volta facendola ben assorbire prima di aggiungerne altra. Ho lasciato l’impasto riposare sulla spianatoia coperto a campana con una ciotola per almeno mezz’ora prima di stenderlo per fare i ravioli. Fare lo stesso procedimento per la sfoglia nera, va aggiunto in più il nero di seppia.
Tirare la pasta col mattarello su una spianatoia infarinata dopo di che’ tagliarla a strisce larghe e passarla con  la sfogliatrice  regolandola fino al penultimo scatto. 
Disporre il preparato per il ripieno sulla sfoglia ogni 2 cm circa. 
Prendere un albume d'uovo montarlo e spennellare nella parte dove avvera' la giunzione con l'apposita rotellina, tagliarli e i ravioli sono pronti . 
Il colore nero rappresenta  è la negazione del colore, messo su una scala insieme al bianco sono i due estremi, l'inizio e la fine. In un piatto il nero non colora un bel niente e rappresenta la negazione assoluta. Indica un atteggiamento estremista che fa male alle tradizioni e al buon cibo.  



Come ogni anno, l'uscita del mese di Dicembre della rubrica dell'Italia nel Piatto è dedicata alle tradizioni culinarie del Natale. La Campania, attraverso la famiglia riesce ancora a conservare e tramandare tradizioni che rappresentano l'identità di un popolo. La vigilia di Natale in ogni famiglia è d'obbligo il primo piatto a base di pesce. Uno dei piatti consumati in molte famiglie è la pasta con il sugo dei purptiell affugat (moscardini al sugo). Affogati ( cotti a lungo ) nella passata di pomodoro, in modo che il risultato finale è un sugo denso e pieno di sapore di mare. Il purptiell o moscardino è uno degli alimenti tradizionali del Golfo di Napoli, grazie alla tipicità dei suoi fondali e delle sue coste.
Ingredienti:
500 g di Polpetti (moscardini) freschi 
 320 Pomodori San Marzano
2 bicchieri di acqua 
1 spicchio di aglio 
olio extra vergine di oliva
pepe
prezzemolo  
Procedimento:
In una padella ho fatto appena rosolare l'aglio a fuoco lentissimo, ho poi aggiunto i polipetti (moscardini) freschi. Ho alzato la fiamma, in modo che l'olio non perdesse la giusta temperatura di cottura, e li ho fatto rosolare per 5-6 minuti. Ho aggiunto il pomodoro,  i due bicchieri di acqua  e ho fatto andare il tutto a fuoco lento per circa 40-45 minuti, aggiustando di sale. Ho cotto gli scialatielli bucati in abbondante acqua salata, l'ho scolata al dente e l'ho saltata nel condimento con i purptiell affugat. Ho dato il giusto riposo alla pasta e ho impiattato guarnendo con del prezzemolo fresco tagliato a momento e pepe.
Ora andiamo a scoprire nei blog delle restanti regioni d'Italia, le tradizioni del Natale.
Piemonte - Il torrone alle nocciole 
Liguria - Ravioli di pesce  
Lombardia - Bignolata mantovana
Friuli Venezia Giulia - Buaidnik 
Emilia-Romagna - Tortellini alla bolognese 
Toscana - Cavallucci e berriquocoli di Siena
Umbria-  Pinoccate  
Marche I cavallucci di Apiro 
Abruzzo Celli Pieni"dolci tipici della tradizione abruzzese   
Lazio: Ceciaroli 
Basilicata Crispi lucani
Calabria Pitta mpigliata o pitta nchiusa  
Puglia: Sannacchiùdere
Sardegna - Pan'e Saba  
Il nostro blog: http://litalianelpiatto.blogspot.it/
Dal momento che viene diramata la ricetta è un continuo pensare. L'abbino con questo, ... no forse è troppo trasgressivo,  allora con quest'altro......., no troppo scontato....... ,l'Mtchallange, ti tiene un intero mese impegnato a pensare e cercare di creare l' abbinamento perfetto almeno per il mio palato. Cercare sempre la perfezione , migliorarsi , condividere, imparare; l'Mtchallenge ha inculcato questa mentalità che è sempre vincente sopratutto nella vita. La ricetta della sfida n°52 dell' MtchallengeL'Mtchallange è il  Raviolo "co-o tuccu".... (raviolo alla genovese) presentata da  Monica e Luca del blog Fotocibiamo. Caratteristca di questa uscita è  la cottura lenta 
Manca poco al Natale, e l'idea è stata quella di abbinare varie tradizioni in un unico piatto. Il baccalà (e patate), pilastro della cucina contadina, racchiuso nel raviolo, e condito con un  mix di frutta secca a base di nocciola.
La nocciola nella tradizione contadina dell'area di produzione campana, viene impiegata per condire il piatto della vigilia di Natale "Spaghetti alla Nocciolese". Il raviolo è Stato appoggiato sulla ricotta a forma di raviolo, prodotta in un caseificio Parmigiano Reggiano, e finita con dell' aceto balsamico invecchiato 30 anni, acquistati in uno dei viaggi nel modenese.
Ingredienti:
160 g farina debole
80 g farina di semola
1 uovo 
Acqua qb (circa 60 ml)
sale (un pizzico)
Ripieno
250 g baccalà ammollato
200 g di patate
1 bicchiere e 1/2 di acqua
olio extra vergine di oliva 
pepe
Sale
Condimento 
150 nocciole
5 noci
 20 pinoli
7 g uva passa 
oolio extra vergine di oliva
1 spicchio di aglio 
sale
aceto balsamico 
250 g di ricotta di mucca 
Procedimento:
Sulla spianatoia ho fatto la fontana con la farina, al centro ho aggiunto l'uovo, un pizzico di sale ed ho iniziato a impastare. Man mano che impastavo  ho aggiunto  l’acqua fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea, ho aggiunto poca acqua alla volta facendola ben assorbire prima di aggiungerne altra. Ho lasciato l’impasto riposare sulla spianatoia coperto a campana con una ciotola per almeno mezz’ora prima di stenderlo per fare i ravioli.
Nel frattempo ho preparato il ripieno per i ravioli. In un tegame capace ho fatto soffriggere appena l'aglio, ho aggiunto le patate tagliate a fungetto, e le ho fatte insaporie nell'olio extra vergine di oliva per circa un minuto a fuoco lento. Ho aggiunto il baccalà e un bicchiere e mezzo di acqua. Ho lasciato cuocere a fiamma bassa per circa 60 minuti aggiustando di sale. A cottura ultimata ho aggiunto poco pepe, ho tolto le lische del baccalà e con una forchetta ho schiacciato il tutto, patate e baccalà; con un cucchiaio ho amalgameto gli stessi.
Ho ripreso l’impasto lasciato riposare e ne ho tagliatene un pezzetto. Ho iniziato a stenderlo con la sfogliatrice fino ad arrivare al penultimo passo, quindi l’ho posata sul piano di lavoro, ho messo il ripieno e ho coperto con la seconda sfoglia, ho premuto bene sui bordi per saldare la pasta ed ho tagliato i ravioli con lo stampo dentellata.
Dopo aver composto tutti i ravioli sono passato a preparare il composto di nocciole per il condimento. Prima di procedere ho sminuzzato tutta la frutta secca, fatta eccezioni per i pinoli, con un coltellino. In una padella capiente ho messo l'olio extra vergine di oliva, le nocciole, l'uva passa, il pepe, le noci, i pinoli e lo spicchio d'aglio sciacciato.Ho fatto soffriggere fino a doratura delle nocciole.
  • Ho tagliato la ricotta a fette quadrate con uno spessore di 0,5 mm; con lo stampo che ho fatto i ravioli e ho ricavato dei dischi di ricotta uguali ai ravioli di baccalà' e patate.
  •  Ho cotto i ravioli in abbondante acqua salata per 5-6 minuti, l'ho scolati e conditi con il preparato di frutta secca. Ho impiattato i ravioli predisponendoli sul disco di ricotta guarnendo il tutto con aceto balsamico di 30 anni.
Con questa ricetta partecipo alla sfida n° 52 dell ' Mtchallenge.

Questo post è sconsigliato a chi crede che la carne rossa faccia male. Purtroppo la globalizzazione e i potenti della terra hanno portato all'involuzione delle tradizioni, spostando una gran fetta di pecoroni a consumi che fino a pochi decenni fa erano inimmaginabili. Tutti gli eccessi fanno male, abusare ripetutamente di una alimento porta danni anche permanenti al nostro organismo, questo vale per qualsiasi alimento e non solo per la carne.
“L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato, nel comunicato stampa N. 240 del 26/10/2015 della sua agenzia per i tumori, i risultati sulla cancerogenicità della carne lavorata e della carne rossa, basandosi sulla letteratura scientifica del campo, e ha classificato la carne lavorata come cancerogena per gli esseri umani, inserendola nel gruppo 1 degli agenti sicuramente cancerogeni per l’uomo (tra cui ad esempio il fumo del tabacco e l’amianto). La carne rossa è invece stata classificata come probabilmente cancerogena. Dopo alcuni giorni la stessa OMS ritrattato tutto dopo le polemiche dell'intero settore produttivo.
Perchè????  Vuoi vedere che l'allarmismo  potrebbe dipendere dal contestato TTIP ????...........  con cui verranno ampliate le possibilità per i prodotti made in USA di varcare la soglia del Vecchio Continente superando così agevolmente le restrizioni sanitarie imposte dall’UE sugli allevamenti e sulla produzione di alimenti. Chi è in grado di garantire la  salute pubblica?  Da dove provengono queste malattie ? #enumunnembruogl 
Io continuo a  mangiarla come ho sempre fatto, una volta a settimana senza esagerare. Questo spezzatino è stato inoltre cotto nel Negroamaro, fantastico vino delle terre di Puglia, conosciuto in uno dei Tour qui da Noi. Vino di punta della Cantina San Donaci (1933), una delle più antiche aziende dell'agro salentino, che per la sua continuità e per il suo forte radicamento al territorio ha dato un forte contributo alla storia agricola del Salice Salentino  diventando un autorevole punto di riferimento dell’enologia italiana.
Ingredienti :
500 g spezzatino 
2 bicchiere di vino rosso
2 cucchiai olio extravergine d'oliva
1 cucchiaino di zucchero di canna
15 Cipolline Borratane
5 Pomodorini 
1 bicchieri di acqua 
1 cucchiaino di peperoncino dolce
Procedimento:
Mettere sul fuoco un tegame con dell’olio extravergine d’oliva con l'aglio schiacciato, e appena inizia a soffriggere unite la carne. Lasciate che rosoli uniformemente per 3-4 minuti, poi irrorate con un bicchiere di vino Negramaro e fate evaporare a fiamma  sostenuta. Abbassare la fiamma e aggiungere la restante parte degli ingredienti, cipolle borratane, pomodorini, zucchero di canna, sale,un  bicchiere di acqua calda e uno di Negroamaro. Proseguire con una cottura lentissima, circa 90 minuti e comunque finchè la parte liquida non si asciughi del tutto.
Fate riposa per circa 30 minuti e servite accompagnato da una spolverata di peperoncino dolce.


La rubrica dell'Italia nel piatto per i mese di novembre arricchisce la sua diversità di ricette tipiche italiane con il tema brasati, stracotti, umidi e stufati. Propongo per questa uscita come regione Campania, la trippa con le patate che è un piatti tipico di diverse regioni italiane; proprio secondo le zone, viene cucinata in modi diversi. La ricetta tipica napoletana, prevede come ingrediente diverso, il sugo che si usa per il soffitto napoletano ovvero la la salsa di peperone, composta per metà da pomodori rossi San Marzano e per metà da peperoni rossi. Troverete la ricetta per prepararla a casa in questo post.
La trippa è un alimento realizzato durante tutto l'anno ma con prevalenza in inverno. L'elemento base è la trippa nelle sue diversi parti, ma non possono mancare la "centopelle" o "libro" ed il "callo". Un tempo snobbata e quasi disdegnata dai più ricchi, rimaneva carne molto gradita ai meno abbienti. 
Oggi che problemi di ordine economico non affliggono più come una volta, la trippa è appannaggio di chi se la può permettere ed è difficile trovare una mucca veramente sana ed igienicamente curata a dovere. Una volta la trippa che si comprava cruda e grigia, veniva calata in acqua bollente e poi raschiata con un coltello per asportare la pelliccia nera che ne copriva la superficie.
Oggi la si trova in commercio già bollita e biancheggiata con impiego di sostanze chimiche. Tale operazione invece andrebbe fatta con acqua bollente. 
Ingredienti:
1 kg di trippa già bollita 
1/2 litro di salsa al peperone 
1 peperoncino 
2 spicchi di aglio 
1 cipolla 
200 g olio extra vergine di oliva
600 g di Patate
600-700 ml di acqua   
basilico
sale 
pepe
Procedimento:
In una casseruola porre l'olio extra vergine di oliva e l'aglio schiacciato e appena inizia a soffriggere, aggiungere la trippa tagliata a pezzetti. Fare soffriggere il tutto a fuoco basso per circa un 1-2 minuti dopodichè aggiungete il sugo al peperone. 
  • Lasciar insaporire il tutto a fuoco moderato per 2-3 minuti.
  • Aggiungete le patata  sbucciate e tagliate a funghetto.
  • Coprite  il tutto con l'acqua salata e e lasciate cuore per circa 20-30 minuti. 
  • Servite la trippa ancora fumante guarnendo con qualche foglia di basilico  e pepe macinato al momento.
Ora andiamo a farci un giro nelle altre regioni d'Italia per scoprire le ricette della tradizioni sul tema del mese di Novembre.

L'Italia vanta un patrimonio enogastronomico unico al mondo, territori e tradizioni continuano il loro percorso naturale, accompagnati da popoli volenterosi di trasmettere la propria identità alle future generazioni.Noi siamo i testimoni di questo tempo e dobbiamo cercare di dare la giusta lettura senza essere condizionati dagli interessi personali. Oggi, ammetto che la comunicazione è importante, le grandi multinazionali investono sempre più in pubblicità e comunicazione, a discapito delle piccole realtà presenti sul nostro territorio. 
Nel viaggio itinerante Qui da Noi Puglia, abbiamo conosciuto realtà  cooperative che oltre a mettere sul mercato prodotti made in Italy a filiera corta, contribuiscono allo sviluppo sociale ed economico di un intero territorio  territorio.
La pasta della cooperativa Daunia & Bio è un esempio di questo binomio vincente, il prodotto è legato al territorio in tutti i suoi passaggi, dalla scelta selezionata delle materie prime alla produzione del prodotto finale. 
La cooperativa Daunia & Bio è un organizzazione O.P (organizzazione produttori) operanti nel territorio di Foggia. Nasce con l'intento di aggregare le produzioni di cereali biologici, sopratutto nel grano duro, garantendo al consumatore l'origine, la sicurezza alimentare e la qualità delle proprie produzioni. Il prodotto è controllato a partire dal seme, coltivato senza trattamenti chimici, fino alla temperatura di essiccazione che non deve superare i 60°. Nella produzione la pasta viene asciugata a bassa temperatura per non alterare proteine ed  enzimi.
Nel grande bluff della comunicazione i grandi produttori di pasta, industriali e semi-industriali, spacciano i loro prodotti per made in Italy, quando gli stessi hanno materie prime (grano duro) proveniente da chissà quale paese.
Premetto che non volevo fare questo post, ma ci ho ripensato per testimoniare la qualità stratosferica di questa pasta di grano duro con farina Senatore Cappelli.
Ingredienti:
400 g Calamarata Daunia&Bio
150 g di Pomodorino 
1 calamaro di circa 400-500 g 
15 gamberi medi 
Sale 
Pepe 
Prezzemolo
Procedimento:
Ho pulito il calamaro eliminando l'osso e gli occhi. In una padella di alluminio, ho fatto soffriggere lentamente l'aglio nell'olio extra vergine di oliva e, appena ha iniziato a rosolare ho aggiunto il calamaro tagliato ad anelli regolari. Ho alzato la fiamma per 5  minuti, in modo che l'olio non perdesse la giusta temperatura di cottura, ho aggiunto poi il pomodoro, facendo cuocere il tutto per circa 6-7 minuti. A questo punto ho aggiunto i gamberi che hanno una cottura più bassa rispetto al calamaro. Ho fatto cuocere il tutto per altri 5 minuti.
Ho cotto la calamarata Daunia&Bio in abbondante acqua salata, l'ho scolata al dente e l'ho saltati nella pentola di alluminio con il condimento. Ho dato il giusto riposo alla pasta e ho  impiattato guarnendo con del prezzemolo fresco tagliato a momento e pepe.

Come sapete sono amante della tradizione, ma questo non significa che non sia incuriosito dal provare cucine diverse, anzi ogni tanto sono affascinato dalla moda del momento e la seguo come questa volta provando una variante del classico ripieno del pollo. Fondamentale ricordarci che le proteine animali sono essenziali per la corretta crescita di un bambino!!!!!

Grazie a Patrizia del blog Andante con Gusto , questo mese tutta la community dell’ Mtchallange si è cimentata a disossare un pollo per poi farlo ripieno in base ai propri gusti.
Il grado di difficoltà per la sfida n° 51 sembrerebbe aumentata,  ma nell’eseguire la ricetta di Patrizia tutto è filato liscio, una dimestichezza  e facilità a disossare il pollo da parte mia che sicuramente parte da lontano. 
Posso ritenermi tra i fortunati  ad aver conosciuto e vissuto pratiche e abitudini che erano della generazione passata; la realtà contadina presente fino agli anni 80 nel mio territorio ci ha fatto conoscere metodi di allevamento che oggi le grandi industrie invano cercano di imitare. Il pollo cresciuto a terra era l’unico metodo spontaneo di allevamento che le nostre nonne praticavano nei grossi cortili. Gli omicidi di polli era una pratica frequente nelle famiglie, tutti imparavano, sopratutto i ragazzi. Ricordo che da adolescente per aiutare la nonna avevo imparato a scannare,  spennare, privarlo delle interiore e sezionare i vari pezzi, naturalmente parliamo sempre di pollo. Culturalmente la nostra cucina è priva del "pollastro mbuttit", ma l'Mtchallange anche questo mese, grazia a Patrizia, ha avuto la funzione di far imparare una pratica inusuale, disossare un pollo per farlo ripieno, che di solito oggi lo fa il macellaio.
Ingredienti:
1 busto di pollo evischerato di circa 2 kg 
pepe
burro
Olio extra Vergine di oliva
sale
sale nero  
Ripieno
2 foglie di verza
4 patate medie 
olio extra vergine di oliva 
1 cucchiaino di peperoncino dolce
sale 
pepe
cipolline borretane
Contorno 
Patate
cipolle tipo tropea
Olio extra vergine di oliva
sale 
Prendete il  busto di pollo eviscerato, pulito e fiammato per eliminare eventuali residui di piume. Rinfreschiamo subito un po' di anatomia andando a lussare entrambe le cosce. Con il busto del pollo dritto di fronte a voi, dovrete infilare il pollice della mano sinistra (se non siete mancini) nella cavità intestinale fino a toccare l'articolazione dell'anca. Con l'altra mano tirate indietro la coscia rompendo l'articolazione. Il femore deve uscire dalla cavità dell'anca. Fate la stessa cosa con l'altra coscia. 
Dovete togliere la forcella dello sterno. E' una delle operazioni più delicate: ruotate il pollo sempre in posizione supina, con il petto verso di voi. Spingete indietro delicatamente la pelle della cavità del collo. Toccate la polpa del petto intorno alla cavità e potrete percepire la forcella. Incidetela con la punta del coltello.
Con il coltello raschiate la carne intorno alla forcella in modo da farla apparire, quindi con delicatezza recidetela al vertice con il trinciapollo, facendo attenzione a non bucare la pelle.La forcella è libera anche se l'osso lungo è ancora all'interno e verrà eliminato successivamente.
A questo punto avrete quasi terminato la parte più difficile. La gabbia toracica sarà quasi completamente staccata dal petto. Resterà lo sterno che potrete sollevare e staccare dal basso verso l'alto. Una volta inciso nella lunghezza, si staccherà completamente il resto dell'ossatura. Toccate il bordo del petto all'altezza del collo ed eliminate la parte lunga della forcella sempre incidendo con la punta del coltello. Tenete la carcassa da parte. 
Adesso grattate via la polpa dalle ossa delle anche e staccate l'osso dalla giuntura della coscia con il trinciapollo. L'osso lungo della coscia sarà invece lasciato al suo posto per mantenere una bella forma finale. 
Tagliate con il trinciapollo le ali all'altezza dell'articolazione. Quindi rimuovete il resto dell'ala in corrispondenza delle giunture. Spingete con il dito la pelle dell'ala all'interno della cavità che si sarà formata dopo l'eliminazione dell'osso.  
Il vostro pollo è disossato. Palpate con le mani la carne di tutta la superficie per sentire se qualche piccola scheggia di osso sia rimasta ed eventualmente eliminatela.
Il Ripieno
Lessate le patate in abbondante acqua salata per 30-35 minuti, una volta raffreddate spellarle e schiacciarle con il passapatate, aggiustando di sale. In una piccola padella antiaderente fate riscaldare l'olio extra vergine di oliva e versarci le patate schiacciate in precedenza.Fate insaporire per 1 minuto aggiungendo un cucchiaio di acqua, il peperoncino dolce e il pepe. Nel ripieno aggiungete anche qualche cipollina borretane stufate in precedenza con olio extra vergine, poca acqua cotte a fiamma bassa.
Stendete bene il ripieno su due foglie di verza aggiungendo qualche cipollina borratane, adagiarle sul pollo aperto a libro,
Sollevate i lati del volatile per richiuderlo, fate coinciderei lembi di pelle con grazia e procedete alla cucitura. Cominciate dal collo e scendete cucendo senza tirare troppo la pelle perché con la cottura, tenderà a gonfiarsi e ritirarsi con il rischio di spaccarsi e rovinare tutto il vostro paziente lavoro. Potete usare filo da cucina o filo di seta a vostro piacere. 
Legate le cosce per mantenere la forma in cottura. Inumidite un largo foglio di carta da forno ed avvolgetevi stretto il pollo chiudendolo come un caramellone. 
Avvolgete il caramellone in un lungo foglio di alluminio e legatelo con dello spago per dare definitivamente una forma cilindrica al vostro pollo. Adesso potete mettere in frigo per 2/3 ore o se preferite, per tutta la notte fino al momento di cuocerlo. 
Io ho optato per la cottura al forno, quindi  eliminate la carta, condite l'esterno del pollo massaggiandolo con sale e pepe quindi strofinatelo con piccoli fiocchi di burro che serviranno a mantenere morbida la pelle durante la cottura. Accendete il forno a 180°. In una larga teglia  versate 4 cucchiai di olio extravergine con le cipolline borretane, sistemate il pollo sul fondo preparato dopo averlo condito con sale e pepe e cosparso con il burro. Mettetelo in forno. Dopo 15 minuti, aprite e irrorate il pollo con un bicchiere di acqua e proseguite la cottura.
Ogni 10 minuti, spennellate il pollo su tutta la superficie con i suoi succhi per mantenere morbida la pelle e non farla seccare. Proseguite la cottura per c.ca 1h45. Non usate il forno ventilato perché seccherà la pelle del vostro pollo rompendola.
Girate il pollo un paio di volte durante la cottura aiutandovi con cucchiai o palette di legno per non bucare la pelle.
Quando siete in fondo alla cottura, verificate il colore dei succhi che escono dalle suture.
Se schiacciando leggermente con un cucchiaio di legno vedrete uscire del liquido trasparente, il pollo sarà cotto. Proseguite se vedete che i succhi sono ancora rosati. Una volta cotto fatelo riposare per circa 30 minuti prima di tagliarlo a fette. Per il contorno potete abinare una terrina di patate e cipolle tipo tropea semplice e in naturalezza. Tagliare le patate e le cipolle a rondelle fine, adagiarle in una teglia oleata e spennellarle con olio extra vergine di oliva, aggiustare di sale e cuocerle per circa 15-20 minuti a 250° statico.


Impattate adagiando la fetta di pollo ripieno con il sugo di cottura e le cipolline borratane e  comporre la terrina di patate e cipolle tipo tropea.
Con questa ricetta partecipo alla sfida n° 51 dell'MTChallange